Al Foro Italico il dialogo tra scienza e istituzioni per promuovere stili di vita attivi contro il diabete

Al Foro Italico il dialogo tra scienza e istituzioni per promuovere stili di vita attivi contro il diabete

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Un ampio confronto nazionale conferma il ruolo dello sport e della ricerca dell’Ateneo nella lotta alla sedentarietà e alle malattie croniche.

Il 14 novembre, in occasione della Giornata Mondiale del Diabete, il Circolo del Tennis del Foro Italico ha ospitato un importante convegno dedicato al ruolo dello sport nella prevenzione e nella gestione del diabete, una pandemia silenziosa che oggi coinvolge circa 700 milioni di persone nel mondo e che, secondo le stime internazionali, è destinata a crescere fino a interessare un adulto su otto entro il 2045. L’evento, promosso dalla Federazione delle Società Scientifiche di Diabetologia Italiane (FeSDI), da Sport e Salute e dall’Intergruppo parlamentare Obesità, Diabete e Malattie Croniche Non Trasmissibili, ha riunito istituzioni, mondo accademico, comunità scientifica e rappresentanti dello sport per un confronto aperto e molto partecipato sui temi dell’attività fisica, degli stili di vita e delle sfide sociali legate al diabete.

Il Foro Italico, luogo simbolo dello sport italiano e sede del nostro Ateneo, ha rappresentato un contesto ideale per ribadire il valore dell’attività motoria non solo come strumento di prevenzione e cura, ma anche come leva di inclusione, socializzazione e crescita personale. Ed è proprio questo legame virtuoso tra sport e salute che ha guidato l’intera giornata, scandita da interventi qualificati e dibattiti ricchi di spunti che hanno messo in luce sia i progressi compiuti sia le criticità ancora da affrontare.

Tra i relatori della sessione istituzionale di apertura sono intervenuti anche il Rettore dell’Università di Roma Foro Italico, prof. Massimo Sacchetti, il prof. Attilio Parisi, Presidente dell’Osservatorio permanente sullo Sport, e la Prof.ssa Francesca Romana Lenzi, docente del nostro Ateneo ed Editor in Chief dello SportCity Journal, che hanno contribuito a sottolineare il ruolo centrale dell’università nella produzione di conoscenza scientifica e nella promozione di corretti stili di vita.

Il Rettore ha evidenziato come l’educazione al movimento debba essere considerata una componente essenziale della formazione, soprattutto in un contesto in cui la sedentarietà – in particolare tra i più giovani – rappresenta un fattore di rischio sempre più preoccupante.

Il professor Parisi ha sottolineato l’importanza dell’identificazione del ruolo dell’AF per le categorie fragili e per le popolazioni speciali. La Prof.ssa Lenzi, nel corso della tavola rotonda dedicata a sport e sedentarietà, ha approfondito l’importanza della sedimentazione di una cultura dell’attività fisica: “il traguardo del riconoscimento dello sport come diritto sanitario – ha detto la professoressa Lenzi – può avere un effetto concreto solo se affiancato a un impegno nel riconoscimento dello sport come diritto sociale”, richiamando l’importanza di politiche integrate che facilitino l’accesso allo sport in tutte le fasce della popolazione.

La Prof.ssa Lenzi, nel corso della tavola rotonda dedicata a sport e sedentarietà, ha approfondito i meccanismi attraverso cui l’attività fisica influisce non solo sulla salute metabolica, ma anche sul benessere psicologico e sulla qualità della vita, richiamando l’importanza di politiche integrate che facilitino l’accesso allo sport in tutte le fasce della popolazione.

Parallelamente, è stato richiamato il contributo scientifico del Laboratorio di Fisiologia dell’Esercizio dell’Università di Roma Foro Italico, che da anni conduce ricerche avanzate sul rapporto tra esercizio fisico, metabolismo e diabete e gli studi di progetti europei dedicati allo studio dell’impatto dei determinanti sociali sull’aderenza ai protocolli di esercizio fisico (Happy Bones). Le linee di ricerca del laboratorio riguardano i meccanismi fisiologici di adattamento dell’organismo umano all’esercizio — con particolare attenzione agli adattamenti metabolici e neuromuscolari — e comprendono anche l’effetto di protocolli di esercizio sul controllo metabolico in pazienti diabetici. In questo modo, la nostra università conferma il proprio impegno non solo didattico ma anche scientifico nella promozione della salute attraverso il movimento.

Molto atteso anche il contributo del presidente di Sport e Salute, Marco Mezzaroma, che in un videomessaggio ha richiamato l’attenzione sui cambiamenti sociali e tecnologici che stanno favorendo un preoccupante aumento della sedentarietà, in particolare quella “digitale”: bambini e adolescenti trascorrono un numero crescente di ore davanti agli schermi, riducendo drasticamente i livelli di movimento quotidiano. “L’attività fisica non ha come fine ultimo la vittoria – ha ricordato Mezzaroma – ma il benessere. È una terapia naturale, accessibile a tutti, che migliora la qualità della vita e rafforza il senso di comunità”. Parole che risuonano fortemente se lette alla luce dei dati Istat presentati durante la giornata: nel 2024 sono 21,5 milioni gli italiani che praticano sport, pari al 37,5% della popolazione dai 3 anni in su. Un dato che mostra segnali di miglioramento, soprattutto per quanto riguarda la riduzione del divario di genere, ma che evidenzia ancora notevoli criticità territoriali e culturali.

L’indagine Istat ha infatti mostrato come la pratica sportiva sia elevata nelle grandi città – dove raggiunge il 42,7% – e nelle regioni del Nord, mentre scende sensibilmente nei piccoli centri e nel Mezzogiorno, dove quasi una persona su due risulta sedentaria. Anche l’età rappresenta un fattore discriminante: se tra gli 11 e i 14 anni quasi tre giovani su quattro praticano sport, dopo i 24 anni la partecipazione comincia a diminuire rapidamente. In crescita, tuttavia, lo sport tra gli over 65, un trend positivo che rispecchia l’aumento dell’attenzione verso un invecchiamento attivo e consapevole. Rimane invece forte la correlazione con il livello di istruzione, che continua a rappresentare uno degli indicatori più rilevanti nel determinare la propensione alla pratica sportiva.

Il convegno ha permesso di riflettere in profondità su questi dati, evidenziando l’urgenza di affrontare le cause della sedentarietà non solo attraverso campagne informative, ma anche tramite interventi strutturali che rendano più semplice, sicuro e naturale muoversi nella vita quotidiana. È una sfida che riguarda le istituzioni, ma anche il mondo della scuola, dell’associazionismo sportivo, della sanità pubblica e, non ultimo, l’università, chiamata a formare professionisti in grado di promuovere una cultura del movimento fondata su evidenze scientifiche e sulla centralità della persona.

«Il diabete comporta gravi ripercussioni sulla qualità della vita di chi ne è affetto, e dei suoi famigliari, oltre che un impatto importante sull’economia del Paese, con costi diretti e indiretti legati alla perdita di produttività – dichiara l’On. Roberto Pella, Presidente Intergruppo Parlamentare Obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili e Vicepresidente Anci. – Come Intergruppo parlamentare siamo fortemente impegnati, oltre che nell’iniziativa legislativa, nel mettere il tema al centro dell’agenda politica secondo un approccio olistico e multisettoriale, volto a garantire alle persone con diabete gli stessi diritti delle persone sane, portando avanti un’alleanza tra tutti i soggetti coinvolti e promuovendo a tutti i livelli di governo la cultura dei sani stili di vita, dell’attività fisica e della prevenzione».

Particolare attenzione è stata dedicata anche all’impatto sociale del diabete e alle difficoltà che ancora oggi ostacolano la piena integrazione delle persone che ne sono affette. Nel corso della tavola rotonda “Assieme per una squadra vincente” sono intervenuti, tra gli altri, gli ambassador FeSDI Anna Arnaudo e Giulio Gaetani, due atleti di alto livello che hanno raccontato la loro esperienza personale di sportivi con diabete. Le loro testimonianze hanno messo in luce non solo la forza dello sport come strumento di autodeterminazione, ma anche l’esistenza di un anacronistico Regio decreto del 1932 che impedisce agli atleti con diabete di arruolarsi nei corpi sportivi militari, limitando di fatto le loro possibilità di trasformare la passione sportiva in professione. Una discriminazione non più tollerabile alla luce dei progressi scientifici e tecnologici nella gestione della malattia, che consente oggi un controllo efficace e una vita pienamente attiva.

La giornata si è conclusa con un forte richiamo all’unità e alla responsabilità collettiva. Contrastare il diabete significa agire in modo coordinato su più livelli: educare alla salute fin dall’infanzia, ridurre le disuguaglianze territoriali e sociali, sostenere la ricerca, valorizzare lo sport come patrimonio comune e come diritto di tutti. La Giornata Mondiale del Diabete non è solo un momento simbolico, ma un’occasione per fare il punto sulle strategie in campo e per rinnovare un’alleanza che coinvolge istituzioni, università, mondo scientifico, associazioni di pazienti, enti sportivi e cittadini. L’Università di Roma Foro Italico, con la sua missione formativa e scientifica interamente dedicata allo sport e al movimento umano, continuerà a essere parte attiva di questo impegno, promuovendo conoscenza, consapevolezza e iniziative che mettano al centro la salute e il benessere delle persone.

 

I dati Istat sulla pratica sportiva in Italia
Sono 21,5 milioni le persone che hanno praticato sport nel 2024 in Italia, pari al 37,5 per cento della popolazione dai 3 anni in su. Di questi il 28,7 per cento pratica sport con continuità, l’8,7 per cento saltuariamente. Il 43,4 per cento degli uomini pratica sport contro il 31,8 per cento delle donne, con un gap di genere che era pari a quasi 17 punti nel 1995 e scende a 11,6 punti nel 2024. Rispetto all’età, la massima diffusione della pratica sportiva è tra gli 11-14 anni, ovvero il 75,6 per cento (66,7 per cento continuativa), l’adesione è buona fino ai 24 anni, poi c’è un calo progressivo. In crescita lo sport negli anziani: fra i 65-74 anni gli sportivi sono il 23,3 per cento (5,3 per cento nel 1995), tra le persone con 75 o più anni il dato è del’8,1 per cento (1,4 per cento nel 1995). Rispetto al territorio, più sport si registra al Nord-est (43,9 per cento), poi Nord-ovest (41,7 per cento) e Centro (41,5 per cento), mentre Sud e Isole restano più indietro (27,9 per cento). Le città metropolitane risultano più attive (42,7 per cento), meno sport nei piccoli comuni (29,7 per cento). Il titolo di studio è discriminante: solo il 6,1 per cento con licenza elementare e il 17,3 per cento con licenza media fa sport, contro il 55 per cento dei laureati.
Le differenze socioculturali influenzano la pratica sportiva in tutte le fasce d’età. Con l’aumentare dell’età, infatti, la pratica sportiva tende a diminuire per tutti, ma le disuguaglianze restano. Le motivazioni principali che spingono a praticare sport sono il desiderio di mantenersi in forma (61,5 per cento), la passione o il piacere personale (49,8 per cento), lo svago (42,6 per cento) e la riduzione dello stress (27,5 per cento).
«In Italia il 62,5 per cento della popolazione non pratica sport — spiega la Dott.ssa Emanuela Bologna dell’Istat —. All’interno di questo gruppo, quasi un terzo (29,7 per cento) svolge regolarmente qualche forma di attività fisica, soprattutto le donne, i bambini fino a 5 anni e le persone oltre i 64 anni, mentre il 32,8 per cento è completamente sedentario. Inoltre, quasi 4 su 10 non hanno mai praticato sport nella vita (37,1 per cento), più donne che uomini (44,7 vs 29,1 per cento). Nel Mezzogiorno quasi 1 persona su 2 è sedentaria e meno di 1 su 4 pratica attività fisica. I livelli più alti di sedentarietà si registrano nei piccoli comuni fino a 2.000 abitanti (quasi 4 persone su 10). Le principali motivazioni di chi non pratica sport nel nostro Paese sono mancanza di tempo (35,1 per cento), mancanza di interesse (31,2 per cento), età (21,3 per cento), salute/disabilità (15,3 per cento), stanchezza/pigrizia (12,3 per cento), motivi economici (7,6 per cento)».

articolo di Paola Claudia Scioli
immagini di Francesca Romana Lenzi

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Pubblicato il:

16 Novembre 2025

Aggiornato il:

18 Novembre 2025