Da Roma a Belgrado, fino ai Giochi del Mediterraneo: il viaggio di Andrea Perazzetti cominciato con l’Erasmus

Da Roma a Belgrado, fino ai Giochi del Mediterraneo: il viaggio di Andrea Perazzetti cominciato con l’Erasmus

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Laureato prima nella L-22 e poi nella LM-68 all’Università di Roma Foro Italico, a 32 anni Andrea Perazzetti divide la propria attività tra ricerca e pallanuoto di alto livello. Ai Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026 sarà preparatore atletico della Nazionale turca, che nel girone incontrerà anche l’Italia. Ma una delle svolte decisive della sua storia professionale è arrivata molto prima, durante il secondo anno della magistrale, con una scelta inizialmente accolta con qualche esitazione: partire in Erasmus per Belgrado.

Ci sono esperienze universitarie che terminano con un esame, altre che continuano molto oltre la laurea. A volte basta una scelta apparentemente circoscritta a pochi mesi per cambiare la direzione di un intero percorso professionale.

Per Andrea Perazzetti, 32 anni, quella scelta è stata partire per Belgrado durante il secondo anno del Corso di laurea magistrale in Scienza e Tecnica dello Sport (LM68R) dell’Università di Roma Foro Italico.

Oggi Andrea lavora nel mondo della ricerca e della preparazione atletica, soprattutto nella pallanuoto. Collabora con la Lazio Nuoto e fa parte dello staff della Nazionale turca, con la quale sarà impegnato ai XX Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026. Nel torneo maschile la Turchia è stata sorteggiata nello stesso girone dell’Italia, insieme a Spagna, Francia e Bosnia-Erzegovina.

Per un italiano che lavora nello staff di un’altra Nazionale ci sarà inevitabilmente anche un momento particolare: ascoltare l’inno del proprio Paese dalla parte della squadra avversaria resta un’emozione. Poi, però, comincia il lavoro. E quando si arriva sotto gara la tensione cresce, gli obiettivi diventano immediati e il compito dello staff è mettere gli atleti nelle condizioni migliori per affrontare la competizione.

La Turchia sa che arrivare fino alla finale sarà difficile. Ma preparare una squadra significa anche alimentarne la convinzione, mantenere alta la prestazione e continuare a credere nella possibilità di raggiungere il risultato fino a quando il campo non dice il contrario.

Quella di Taranto è però soltanto l’ultima tappa di un percorso che ha avuto nell’Università di Roma Foro Italico e, soprattutto, nell’esperienza internazionale uno dei suoi snodi fondamentali.


Dalla laurea triennale alla magistrale, dentro un Ateneo tutto dedicato allo sport

Perazzetti ha svolto all’Università di Roma Foro Italico entrambi i primi cicli della propria formazione universitaria: la laurea in Scienze Motorie e Sportive L-22 e successivamente la laurea magistrale LM-68 in Scienza e Tecnica dello Sport.

Dell’esperienza in Ateneo conserva un giudizio particolarmente positivo, che non riguarda soltanto la preparazione ricevuta.

A fare la differenza, nella sua memoria, sono anche le caratteristiche di un’università unica nel suo genere: gli spazi dedicati allo sport e alla ricerca, la possibilità di vivere quotidianamente strutture e laboratori, ma soprattutto la dimensione dei rapporti umani che si sviluppano tra studenti, docenti e personale.

In un Ateneo specialistico e di dimensioni raccolte, le relazioni diventano parte dell’esperienza formativa. Ci si incontra, si lavora insieme, si creano collegamenti che spesso continuano anche dopo la laurea e che possono trasformarsi, nel tempo, in collaborazioni scientifiche e professionali.

È accaduto anche a Perazzetti.

Dopo la laurea magistrale, infatti, il rapporto con l’Università di Roma Foro Italico non si è interrotto. È proseguito attraverso attività didattiche legate alla pallanuoto e agli sport di squadra, collaborazioni con docenti e laboratori e un rapporto con la ricerca che ha accompagnato anche le fasi successive della sua carriera.

Ma nel suo racconto c’è una scelta che ritorna più di tutte.


Quell’Erasmus su cui aveva qualche dubbio

Al secondo anno della magistrale arriva la possibilità di trascorrere un periodo Erasmus all’Università di Belgrado. Andrea inizialmente è titubante.

È una sensazione comune a molti studenti. Partire significa lasciare, anche se temporaneamente, abitudini, amici, riferimenti e un ambiente universitario conosciuto per entrare in un contesto completamente diverso, in un’altra lingua e in un altro Paese. Alla fine decide di andare.

A posteriori considera quella scelta uno dei passaggi determinanti del proprio percorso.

Belgrado gli apre un mondo non soltanto dal punto di vista universitario. L’esperienza gli permette di costruire amicizie e conoscenze, entrare in contatto con un’altra cultura accademica e sportiva, migliorare la conoscenza delle lingue e soprattutto sviluppare una maggiore capacità di muoversi in ambienti internazionali.

Alcune delle relazioni nate allora avranno un ruolo anche nel successivo ingresso nel mondo del lavoro.

Ma il risultato più importante è forse meno immediatamente misurabile: l’apertura mentale che nasce dal dover vivere, studiare e comunicare quotidianamente fuori dal proprio contesto abituale.

L’Erasmus non rimane così una parentesi della magistrale. Diventa l’inizio di un legame destinato a continuare.

Perazzetti tornerà infatti a Belgrado per il dottorato in Educazione Fisica e Sport, mantenendo contemporaneamente rapporti scientifici e professionali con l’Università di Roma Foro Italico. Quella prima esperienza di mobilità si trasforma progressivamente in una parte strutturale della sua formazione e poi della sua carriera.

Guardando oggi al proprio percorso, la valutazione è netta: senza quella partenza, probabilmente, molte delle strade percorse successivamente non si sarebbero aperte nello stesso modo.


Le lingue non sono un dettaglio

L’altra lezione maturata attraverso l’esperienza internazionale riguarda le lingue. Per chi vuole lavorare nello sport, conoscerle non è un elemento accessorio e non riguarda soltanto la possibilità di cercare una professione all’estero.

Lo sport contemporaneo è internazionale anche quando si lavora in Italia.

Atleti, allenatori, preparatori, dirigenti e ricercatori si spostano continuamente tra Paesi differenti. Le squadre sono sempre più multiculturali, la ricerca scientifica circola prevalentemente in inglese e molte delle pubblicazioni e dei libri necessari per aggiornarsi professionalmente non sono disponibili in italiano.

Comunicare bene, inoltre, significa molto più che riuscire a tradurre una frase.

Gli strumenti automatici e l’intelligenza artificiale possono certamente facilitare la comprensione, ma non sostituiscono la capacità di parlare direttamente con una persona, interpretarne il modo di esprimersi, comprenderne la cultura e costruire con lei una relazione professionale.

È un aspetto particolarmente evidente nel lavoro di un preparatore atletico.


Prima di programmare, bisogna imparare ad ascoltare

Il lavoro sulla prestazione non comincia semplicemente con una tabella di allenamento.

Quando un preparatore entra in una squadra deve innanzitutto conoscere gli atleti, ascoltarli, capire da quale percorso provengono e ricostruire il lavoro svolto prima del suo arrivo.

Soltanto dopo può iniziare una programmazione realmente individualizzata.

Nella pallanuoto, come negli altri sport di squadra, il preparatore lavora inoltre in stretta relazione con l’allenatore. Gli atleti vengono osservati e monitorati uno per uno, perché all’interno dello stesso gruppo possono esserci condizioni, carichi, caratteristiche fisiche ed esigenze molto differenti.

È qui che la formazione scientifica ricevuta all’università diventa immediatamente pratica.

Perazzetti riconosce di aver utilizzato nel proprio lavoro molti degli strumenti appresi durante gli studi e nei laboratori di ricerca dell’Università di Roma Foro Italico, soprattutto nell’ambito dei test e del monitoraggio della prestazione.

La preparazione atletica, del resto, è un settore nel quale esperienza sul campo e conoscenza scientifica devono procedere insieme.

Bisogna saper osservare un atleta, parlare con lui e comprendere le sue sensazioni, ma anche raccogliere dati, testarli, interpretarli e confrontarsi con l’allenatore per decidere come intervenire.

Ed è proprio questo intreccio tra teoria, ricerca e pratica ad avere caratterizzato il percorso professionale di Perazzetti.

Dopo il dottorato a Belgrado, ha continuato l’attività scientifica e didattica, mantenendo legami con l’Università di Roma Foro Italico e sviluppando contemporaneamente la propria esperienza sul campo. Oggi la ricerca si affianca al lavoro con la Lazio Nuoto e con la Federazione turca di pallanuoto, in un percorso che attraversa università, laboratorio, piscina e competizioni internazionali.


Da Belgrado a Taranto, passando per la Turchia

I Giochi del Mediterraneo rappresentano in questo senso quasi una fotografia del percorso compiuto.

Andrea arriverà a Taranto da italiano, ma indossando i colori della Turchia. Nel girone troverà anche l’Italia.

Sentire l’inno italiano dall’altra parte sarà inevitabilmente particolare, ma la dimensione professionale prevale: quando comincia una competizione, la responsabilità dello staff è verso la squadra e gli atleti con cui si lavora ogni giorno.

Sotto gara la pressione aumenta. Il preparatore deve gestire non soltanto la condizione fisica ma, insieme allo staff tecnico, anche i tempi di recupero, l’accumulo della fatica e le differenze individuali tra gli atleti. In una competizione concentrata come i Giochi, ogni dettaglio può diventare importante.

La finale, per la Turchia, rappresenta un obiettivo difficile. Ma nello sport di alto livello considerare difficile un risultato non significa smettere di inseguirlo. Una parte del lavoro consiste proprio nel continuare a costruire le condizioni perché gli atleti possano credere nella propria prestazione e mantenerla al livello più alto possibile.

È una filosofia che Perazzetti applica anche quando parla ai giovani che oggi iniziano il proprio percorso professionale.


Partire, investire su se stessi, non arrendersi

Il primo consiglio è proprio quello che nasce dalla sua esperienza: fare l’Erasmus. Se possibile, anche più di una volta.

Partire per studiare all’estero significa imparare una lingua, ma soprattutto imparare a stare in un ambiente differente, conoscere altre persone e culture, costruire relazioni e abituarsi a uscire dal proprio modo abituale di vedere le cose. Tutto questo, nel lavoro, può diventare una competenza.

Il secondo consiglio riguarda le lingue: studiarle seriamente, senza accontentarsi della possibilità di affidarsi alla tecnologia quando occorre comunicare. Per lavorare nello sport bisogna saper parlare con persone che arrivano da ogni parte del mondo e poter accedere direttamente alla letteratura scientifica internazionale.

Il terzo riguarda la perseveranza. All’inizio di una carriera nello sport non sempre arrivano immediatamente risultati, incarichi importanti o compensi soddisfacenti. È necessario essere disposti a investire tempo nella propria formazione e nelle prime esperienze professionali, costruendo progressivamente competenze, affidabilità e relazioni. Non arrendersi, ma cominciare.

La storia professionale di Andrea Perazzetti racconta proprio quanto queste dimensioni possano intrecciarsi: studio, laboratori, relazioni universitarie, esperienza internazionale, ricerca, lavoro sul campo e conoscenza delle lingue.

A 32 anni il suo percorso è ancora pienamente in costruzione. Ma contiene già un’indicazione utile per chi oggi sta scegliendo come iniziare il proprio. A volte la decisione più importante non è sapere già esattamente dove si vuole arrivare. È accettare di partire.


Le opportunità per chi vuole formarsi nello sport

In queste settimane sono aperte le procedure di ammissione ai corsi dell’Università di Roma Foro Italico, con percorsi fortemente specialistici dedicati alle diverse professionalità delle scienze motorie e dello sport.

Un percorso universitario non può dire in anticipo dove porterà ciascuno studente. Può però offrire conoscenze, strumenti, esperienze e occasioni di incontro.

E, qualche volta, può offrire anche la possibilità di prendere un aereo verso una città sulla quale si aveva qualche dubbio e scoprire, anni dopo, che proprio da lì è cominciata una parte importante della propria strada.

articolo di Paola Claudia Scioli
immagini di Andrea Perazzetti

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