Da Londra a Taranto: Carlo Molfetta, dal sogno olimpico alla guida dei Giochi del Mediterraneo

Da Londra a Taranto: Carlo Molfetta, dal sogno olimpico alla guida dei Giochi del Mediterraneo

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Il 21 agosto si aprono i XX Giochi del Mediterraneo, uno dei grandi appuntamenti dello sport internazionale ospitati dall’Italia nel 2026. Alla Direzione generale Carlo Molfetta, campione olimpico di taekwondo e laureato dell’Università di Roma Foro Italico: una storia che intreccia sport di alto livello, formazione e management e che oggi approda alla guida di una manifestazione destinata a lasciare un’eredità importante a Taranto e al territorio.

Tra due giorni, il 21 agosto, Taranto accenderà il braciere dei XX Giochi del Mediterraneo. Per due settimane, fino al 3 settembre, la città e un territorio molto più ampio della Puglia diventeranno il punto di incontro di atleti, tecnici e delegazioni provenienti dalle diverse sponde del Mediterraneo. È la ventesima edizione di una manifestazione nata ad Alessandria d’Egitto nel 1951 e che celebra proprio quest’anno 75 anni di storia.

I numeri danno immediatamente la dimensione dell’evento: sono attesi 3.854 atleti in rappresentanza di 26 Comitati Olimpici Nazionali e l’Italia sarà presente con la delegazione più numerosa, 498 atleti, tra i quali cinque campioni olimpici. Il programma comprende 33 sport e coinvolge decine di impianti e sedi di gara e allenamento distribuiti sul territorio.

Per lo sport italiano il ritorno dei Giochi del Mediterraneo ha un significato particolare. L’Italia li ha già ospitati tre volte, a Napoli nel 1963, a Bari nel 1997 e a Pescara nel 2009, e in 14 delle 19 edizioni fin qui disputate ha chiuso al primo posto del medagliere. A Orano 2022 è arrivato il quinto successo consecutivo nella classifica per nazioni.

Ma Taranto 2026 punta a essere molto più di una grande competizione. Il progetto mette al centro anche il rapporto tra sport e territorio, con l’obiettivo di produrre infrastrutture, competenze, relazioni e visibilità internazionale. Dal 20 agosto, alla vigilia dell’apertura ufficiale, un programma di eventi gratuiti porterà inoltre musica, cultura e spettacolo nel borgo, nella Città Vecchia e in altri luoghi della città.

È dentro questa grande macchina organizzativa, ormai pronta a partire, che si inserisce una storia che riguarda direttamente l’Università di Roma Foro Italico.

Il Direttore generale del Comitato Organizzatore dei XX Giochi del Mediterraneo Taranto 2026 è infatti Carlo Molfetta, laureato in Scienze motorie e sportive all’Università di Roma Foro Italico nel percorso dedicato alla Gestione e Organizzazione dello Sport di Alto Livello (GOSAL).

Una storia che, prima ancora di essere una storia professionale, nasce dallo sport praticato al massimo livello.


Dal sogno olimpico a una nuova carriera nello sport

Nato a Mesagne, in provincia di Brindisi, Carlo Molfetta costruisce la propria carriera nel taekwondo, arte marziale coreana e disciplina olimpica. Entra giovanissimo nella Nazionale italiana e attraversa quasi due decenni di sport di vertice, tra campionati europei, mondiali e Giochi olimpici.

Il punto più alto arriva alle Olimpiadi di Londra 2012, quando conquista la medaglia d’oro nella categoria +80 kg. È il traguardo inseguito fin dall’inizio della sua carriera e poi raccontato anche nel libro L’ossessione di un sogno: la realizzazione di un obiettivo intorno al quale aveva costruito una parte importante della propria vita.

Ma quella dell’atleta è soltanto la prima parte del percorso.

Sport agonistico, formazione e lavoro, nella storia di Molfetta, non sono compartimenti separati. Crescendo all’interno dello sport di alto livello inizia a interrogarsi su quale possa essere il proprio ruolo una volta terminata la carriera. Si accorge che ad attirarlo sempre di più è la dimensione manageriale e organizzativa.

Intorno ai trent’anni prende così una decisione importante: lasciare l’attività agonistica e investire per tempo sulla costruzione di una nuova professionalità nel settore sportivo.

Una scelta che parte anche da una consapevolezza precisa: essere stati grandi atleti non significa automaticamente essere preparati a diventare grandi dirigenti.

L’agonismo di alto livello lascia un patrimonio importante. Molfetta riconosce soprattutto nella resilienza uno degli insegnamenti che ancora oggi porta con sé. Anni trascorsi a preparare competizioni, affrontare difficoltà e lavorare per obiettivi abituano a considerare l’ostacolo come qualcosa da analizzare e superare e a gestire la pressione in modo diverso.

Ma quando si passa dall’essere atleta al gestire persone, organizzazioni e progetti, servono competenze ulteriori.

È proprio questa consapevolezza a portarlo verso la formazione universitaria e verso il percorso GOSAL (L22R curriculum 2) della laurea triennale in Science Motorie e Sportive dell’Università di Roma Foro Italico.


Dove pratica e teoria si incontrano

Per Molfetta il valore dell’esperienza universitaria sta soprattutto nella possibilità di mettere in relazione pratica e teoria. Arrivare allo studio dopo avere conosciuto dall’interno lo sport di alto livello gli consente di leggere insegnamenti, modelli e strumenti attraverso un patrimonio di esperienze già molto ampio. Nello stesso tempo, la formazione teorica gli permette di sistematizzare quelle esperienze, interpretarle da un punto di vista differente e acquisire le competenze necessarie alla direzione che vuole dare alla propria carriera.

È forse questo uno degli elementi più interessanti della sua storia.

La distinzione, nel suo racconto, è molto chiara. Un campione olimpico conosce gli allenamenti, la competizione, le dinamiche di una squadra nazionale, il rapporto con tecnici e federazioni e la tensione di un grande appuntamento internazionale. Ma coordinare persone, strutture, budget, istituzioni e processi organizzativi richiede una preparazione specifica.

Per Molfetta il percorso universitario è stato fondamentale proprio per costruire questo ponte tra esperienza e formazione.

Aver frequentato l’università con una maggiore maturità personale e professionale gli ha consentito inoltre di sfruttarne pienamente le opportunità: la didattica, il confronto con i docenti, il rapporto con la ricerca, l’ambiente di un Ateneo interamente dedicato allo sport e anche la rete di contatti e relazioni che può nascere dall’incontro con persone provenienti da esperienze differenti dello stesso settore.

La formazione accompagna così il passaggio verso una nuova fase della sua carriera.

Dal 2017 Molfetta è Team Manager della Federazione Italiana Taekwondo, con responsabilità nella gestione delle Nazionali junior e senior. Ricopre incarichi nel Consiglio federale e nel Consiglio nazionale del CONI in quota atleti e diventa vicepresidente della Commissione Nazionale Atleti del CONI.

Anche le Olimpiadi, nel frattempo, cambiano prospettiva.

A Londra 2012 era l’atleta che entrava sul tatami per conquistare il proprio oro. A Tokyo 2020 vive invece i Giochi dalla parte della dirigenza, seguendo una Nazionale italiana di taekwondo che conquista, tra gli altri risultati, l’oro di Vito Dell’Aquila. Non più preparare se stesso alla competizione, dunque, ma contribuire a creare le condizioni perché altri atleti possano esprimersi al meglio.

È un cambiamento sostanziale di responsabilità e di punto di osservazione e prepara Molfetta alla sfida più complessa della sua seconda carriera.


La sfida di Taranto 2026

Il 15 dicembre 2023 Carlo Molfetta assume la Direzione generale del nuovo Comitato Organizzatore dei Giochi del Mediterraneo Taranto 2026.

Mancano meno di tre anni all’appuntamento e molte componenti della macchina organizzativa sono ancora da costruire o ridefinire. Il nuovo management deve imprimere una forte accelerazione a un progetto che tiene insieme programmazione sportiva, impianti, logistica, rapporti con istituzioni e federazioni, accoglienza, personale, servizi e comunicazione.

Per Molfetta significa, in molti ambiti, partire quasi da zero.

È qui che l’esperienza accumulata nelle diverse fasi del suo percorso trova probabilmente la sintesi più evidente. C’è la resilienza dell’atleta, ma soprattutto la capacità di affidarsi a un team e coordinare professionalità molto differenti, tutte chiamate a lavorare verso una scadenza che, per un grande evento sportivo, non può essere spostata.

Il funzionamento della squadra diventa uno degli elementi decisivi per recuperare terreno e arrivare all’appuntamento con un’edizione che presenta numeri record per partecipazione e programma sportivo e punta a un crescente equilibrio tra presenza maschile e femminile.

Accanto ai numeri, ci sono poi alcune scelte organizzative fortemente innovative.

La più evidente è il Villaggio Mediterraneo sul mare. L’ospitalità di atleti e delegazioni è stata organizzata su due grandi navi da crociera, Aroya e Romantika, ormeggiate presso la Stazione Navale Mar Grande.

Una soluzione che risponde a una necessità logistica ma diventa anche uno degli elementi identitari dei Giochi, legando l’accoglienza alla natura marittima di Taranto. Un modello diverso da quelli tradizionali, sul quale è stato necessario conquistare anche la fiducia delle delegazioni internazionali.

È un esempio concreto di cosa significhi oggi innovare nella gestione di un grande evento: trovare soluzioni, valutarne la sostenibilità, coinvolgere interlocutori diversi e convincerli a condividere una scelta nuova.

E mostra quanto sia complesso il lavoro che sta dietro ciò che il pubblico vedrà, dal 21 agosto, sui campi di gara.

Organizzare i Giochi del Mediterraneo significa infatti occuparsi contemporaneamente di sport e infrastrutture, atleti e istituzioni, competizioni e ospitalità, sicurezza, trasporti, pubblico, comunicazione e territorio. Significa prendere decisioni sapendo che ognuna può avere conseguenze su numerose altre aree dell’organizzazione.

Essere stati campioni aiuta a sostenere la pressione. Per governare una macchina di questa portata, però, servono formazione, competenza e lavoro di squadra.


Una sfida anche per il territorio

Il risultato dei Giochi non si misurerà soltanto nelle medaglie assegnate fino al 3 settembre.

Taranto 2026 rappresenta anche un’occasione per una città e un territorio che attraverso lo sport possono presentarsi a migliaia di partecipanti e a un pubblico internazionale con un racconto fatto di mare, cultura, accoglienza, patrimonio urbano e capacità organizzativa.

Gli eventi diffusi che accompagneranno le competizioni rispondono proprio alla volontà di portare lo spirito dei Giochi fuori dagli impianti e coinvolgere direttamente cittadini e visitatori.

Ma l’eredità di un grande evento può essere anche meno visibile: nelle competenze sviluppate, nelle relazioni costruite, nella capacità di organizzare sistemi complessi e nel patrimonio professionale che rimane sul territorio una volta conclusa la manifestazione.

Per Molfetta, pugliese di nascita e arrivato al vertice dello sport mondiale prima come atleta e poi come dirigente, la guida di Taranto 2026 rappresenta così un ulteriore passaggio di una storia iniziata molti anni fa inseguendo un obiettivo completamente diverso.


Tenere duro e formarsi

Se c’è un messaggio che Carlo Molfetta consegna ai giovani che oggi vogliono costruire una carriera nello sport è semplice: tenere duro e formarsi.

Lo sport professionale è diventato un settore sempre più complesso, nel quale esperienza e passione sono importanti ma non possono sostituire la preparazione.

La sua storia, da questo punto di vista, è significativa. Molfetta non ha scelto di formarsi per entrare nello sport: nello sport era già arrivato al massimo livello possibile. Ha scelto di farlo quando ha capito di voler costruire una professionalità diversa, consapevole che il prestigio conquistato da atleta non poteva sostituire le competenze necessarie per diventare dirigente.

La formazione GOSAL all’Università di Roma Foro Italico ha rappresentato per lui proprio il luogo nel quale far incontrare conoscenza pratica e preparazione teorica.

Essere dentro lo sport non significa automaticamente essere pronti a gestirlo. Formarsi vuol dire acquisire gli strumenti per trasformare esperienza, passione o carriera agonistica in una professionalità capace di assumere nuove responsabilità.

È la prospettiva su cui è costruito anche il curriculum 2 – Gestione e Organizzazione dello Sport di Alto Livello (GOSAL) del Corso di laurea in Scienze Motorie e Sportive dell’Università di Roma Foro Italico, rivolto ad atleti, tecnici, giudici di gara e arbitri di interesse nazionale che vogliono affiancare alla propria esperienza nello sport una formazione universitaria specifica.

Tra pochi giorni per Carlo Molfetta arriverà un’altra linea di partenza. Non ci saranno il tatami e un avversario di fronte, come a Londra nel 2012. Ci saranno migliaia di atleti, una città e un territorio chiamati a vivere uno degli appuntamenti sportivi più importanti della loro storia.

Il sogno olimpico di allora si è realizzato. Quanto al prossimo obiettivo, questa volta Molfetta preferisce non anticipare nulla.

«Il sogno del futuro? Me lo tengo per me».

articolo di Paola Claudia Scioli

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Pubblicato il:

19 Agosto 2026

Aggiornato il:

19 Agosto 2026