Due bronzi in poche settimane, agli Europei e ai Giochi del Mediterraneo. La studentessa LM68 del Foro Italico racconta una storia fatta di talento, sacrifici, ripartenze e scelte coraggiose, dallo sport di vertice alla formazione universitaria.
Due medaglie di bronzo nel giro di poche settimane. La prima conquistata con la staffetta 4×400 agli Europei di Birmingham, la seconda nei 400 metri individuali ai Giochi del Mediterraneo di Taranto, corsi in 51”49. Due risultati diversi, uno condiviso con le compagne di squadra e uno conquistato da sola sul rettilineo finale, ma uniti da tutto ciò che non si vede quando un’atleta sale sul podio.
«Dietro le medaglie si nascondono veramente tanti sacrifici», racconta Alice Mangione, atleta del Centro Sportivo Esercito, due volte olimpica e studentessa del corso di laurea magistrale in Scienza e Tecnica dello Sport (LM68) dell’Università di Roma “Foro Italico”.
Nel suo caso non è una frase di circostanza. La storia sportiva di Alice comincia quasi per caso, attraverso le gare scolastiche a Niscemi, in Sicilia. Sono i suoi insegnanti di educazione fisica ad accorgersi per primi che quella ragazzina corre più veloce delle altre e a spingerla verso l’atletica. Arrivano le vittorie provinciali e regionali, poi i campionati nazionali e la consapevolezza che quel talento può diventare qualcosa di più.
Per provarci, però, bisogna partire. A soli 14 anni Alice lascia Niscemi per Palermo, lontano dalla famiglia, per potersi allenare in strutture adeguate continuando contemporaneamente il liceo. Impara presto a gestire da sola la propria quotidianità: la scuola, gli allenamenti, la casa, gli spostamenti. «Sono cresciuta in fretta», ricorda oggi. Una scelta resa possibile anche dal sostegno dei genitori, che condividono sacrifici e speranze e credono insieme a lei in una strada che nessuno in famiglia aveva percorso prima.
Qualche anno dopo arriva una seconda decisione importante. Alice ha 21 anni e sente che per la sua carriera è arrivato il momento di cambiare ancora. Questa volta la destinazione è Roma. I genitori preferirebbero che restasse in Sicilia, ma lei è convinta: «Credevo tantissimo nelle mie qualità. Sentivo di dover dare ancora qualcosa all’atletica, non mi sentivo arrivata».
È una scelta che cambierà il suo percorso. A Roma comincia ad allenarsi con Marta Oliva, arrivano i primi risultati importanti, la Nazionale assoluta e poi l’ingresso nel Centro Sportivo Esercito, dopo aver vinto il concorso riservato agli atleti di alto livello. Da allora Alice ha partecipato a due edizioni dei Giochi olimpici, Tokyo e Parigi, costruendo una carriera internazionale nella quale ai successi si sono alternati anche momenti molto difficili.
Dopo Tokyo, infatti, un problema all’anca la costringe a un intervento chirurgico e a sei mesi di riabilitazione. È uno dei passaggi più duri della sua carriera. «A un certo punto volevo anche smettere», ammette. Il lavoro con la psicologa e la determinazione a tornare in pista la aiutano però a superare quel momento. Un’esperienza dalla quale nasce una consapevolezza che oggi va oltre lo sport: anche gli infortuni, le battute d’arresto e i periodi più difficili possono diventare strumenti per imparare a ripartire.
Alla carriera agonistica Alice ha scelto intanto di affiancare la formazione universitaria. Dopo la laurea triennale in Scienze motorie, ha deciso di proseguire gli studi all’Università di Roma Foro Italico, iscrivendosi alla laurea magistrale LM68.
A convincerla è stata soprattutto la possibilità di vivere un’esperienza universitaria in presenza, con una forte componente pratica e un confronto diretto con docenti e colleghi. Dopo una laurea triennale seguita a distanza, cercava qualcosa di diverso. «Volevo trovare nuove esperienze. È proprio un’altra cosa: la pratica che si fa, il rapporto con i professori e con i colleghi».
Per un’atleta di alto livello, il rapporto tra ciò che si studia e ciò che si vive quotidianamente diventa particolarmente stretto. Anatomia, biomeccanica, fisiologia, infortuni e riabilitazione non sono soltanto contenuti da preparare per un esame: Alice li ritrova ogni giorno nel lavoro con allenatrice, fisioterapisti, osteopati e nutrizionisti. E dopo quindici anni di allenamenti ha imparato anche ad ascoltare il proprio corpo, a riconoscere i segnali della fatica e a capire quando è necessario fermarsi per evitare che un problema diventi un nuovo infortunio.
Lo studio le permette così di comprendere meglio anche ciò che accade durante la preparazione atletica e i trattamenti. «Mi capitava di collegare quello che studiavo con quello che succedeva a me. Anche durante i trattamenti riconoscevo muscoli e articolazioni e ripensavo a ciò che avevo imparato». Allo stesso tempo, l’esperienza maturata sul campo diventa un patrimonio da condividere all’università: nei lavori di gruppo Alice si accorge spesso di poter portare ai colleghi conoscenze pratiche costruite in anni di sport ai massimi livelli.
Conciliare studio e attività agonistica resta però una sfida complessa. In inverno ci sono giornate che iniziano al mattino e terminano nel tardo pomeriggio, tra doppie sedute di allenamento, fisioterapia e recupero; in estate arrivano raduni con la Nazionale, trasferte e competizioni. Alice cerca quindi di concentrare lo studio e gli esami soprattutto nei mesi invernali, mentre durante la stagione delle gare la priorità deve necessariamente diventare la prestazione.
Come studentessa-atleta ha aderito al percorso di Dual Career dell’Ateneo e della propria esperienza parla con grande equilibrio. Ne riconosce l’importanza, ma indica anche alcuni aspetti sui quali è possibile lavorare, soprattutto una maggiore flessibilità nell’organizzazione del tutorato e del supporto didattico per chi pratica sport ad altissimo livello e non può decidere autonomamente gli orari di allenamenti, raduni e competizioni. Non una critica al valore del percorso universitario, che Alice ribadisce con convinzione, ma il contributo concreto di chi sperimenta ogni giorno quanto sia impegnativo costruire davvero una doppia carriera.
E infatti, quando le si chiede che cosa direbbe a una ragazza o a un ragazzo che ha appena concluso la laurea triennale in Scienze motorie e sta scegliendo come continuare la propria formazione, non ha dubbi: «L’Ateneo al Foro Italico lo consiglierei a tutti. È una bella esperienza da vivere: per la pratica che si fa, per il rapporto con i colleghi e con i professori».
Pochi giorni prima dell’intervista, racconta, un compagno di allenamento le aveva fatto proprio la stessa domanda. Alice non gli ha promesso un percorso facile: gli ha detto che, se gli piace studiare e ha voglia di impegnarsi, può farcela. Una risposta che assomiglia molto alla sua storia.
Perché nelle sue parole torna continuamente, senza bisogno di proclamarla, una stessa idea: credere nelle proprie scelte. Crederci quando a 14 anni lascia Niscemi per Palermo. Quando a 21 anni decide di trasferirsi a Roma. Quando un infortunio sembra mettere in discussione tutto. E quando sceglie di continuare a studiare mentre gareggia ai massimi livelli, perché sa che la carriera sportiva non dura per sempre e vuole costruire il proprio futuro continuando a lavorare nel mondo dello sport.
Il futuro professionale può però aspettare ancora un po’. Alice ha un obiettivo preciso: Los Angeles 2028, per provare a conquistare la sua terza partecipazione olimpica. E c’è anche un altro traguardo che vorrebbe raggiungere: abbattere il muro del record italiano dei 400 metri.
Una nuova sfida per un’atleta dal carattere mite e determinato che, nella vita come sulla pista, sembra avere imparato soprattutto questo: ascoltare, affrontare gli ostacoli con lucidità e, quando vale la pena crederci, continuare ad andare avanti.
La storia di Alice parla anche alle studentesse e agli studenti che in queste settimane stanno decidendo come proseguire il proprio percorso dopo la laurea triennale. Per l’anno accademico 2026-2027 sono aperte fino alle ore 12 del 21 settembre le candidature ai corsi di laurea magistrale dell’Università di Roma “Foro Italico” in Management dello Sport (LM47), Attività Motorie Preventive e Adattate (LM67) e Scienza e Tecnica dello Sport (LM68).
articolo di Paola Claudia Scioli
immagini di Alice Mangione
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