Uno studio del Centro di Ricerca Sport e Benessere dell’Università di Roma Foro Italico rivela una maggiore sincronizzazione tra gli emisferi cerebrali durante l’esecuzione simultanea di attività fisiche e cognitive. I risultati aprono nuove prospettive per comprendere i meccanismi di integrazione tra mente e corpo e le possibili applicazioni nello sport e nella vita quotidiana.
Che cosa succede nel nostro cervello quando siamo impegnati contemporaneamente in un’attività fisica e in un compito mentale? Camminare mentre conversiamo, orientarci durante una pedalata o prendere decisioni rapide durante una competizione sportiva sono azioni apparentemente semplici, che richiedono in realtà una continua integrazione tra movimento, attenzione e processi cognitivi.
Comprendere come il cervello coordini queste attività è l’obiettivo di uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Roma Foro Italico, che ha analizzato le risposte cerebrali e fisiologiche di studentesse e studenti universitari impegnati in attività motorie e cognitive, svolte sia separatamente sia contemporaneamente.
La ricerca, realizzata presso il nuovo Centro di Ricerca Sport e Benessere dell’Ateneo, ha evidenziato un risultato particolarmente interessante: quando pensiero e movimento vengono impegnati simultaneamente, il cervello modifica le proprie modalità di coordinazione, anche in assenza di un significativo aumento dei principali parametri fisiologici.
Durante la sperimentazione, le persone che hano partecipato sono state sottoposte a tre diverse condizioni: l’esecuzione di un compito cognitivo, la pedalata su cicloergometro e lo svolgimento contemporaneo delle due attività, una condizione definita dual task.
Attraverso l’elettroencefalografia (EEG) e il monitoraggio di diversi parametri fisiologici, i ricercatori hanno osservato come il cervello e l’organismo reagissero alle differenti richieste.
I risultati hanno mostrato che l’aggiunta del compito cognitivo alla pedalata non determinava un incremento significativo dei principali parametri fisiologici rispetto alla sola attività motoria. A cambiare, invece, era l’attività cerebrale.
Durante il compito cognitivo-motorio è stata infatti osservata una maggiore sincronizzazione tra i due emisferi cerebrali, soprattutto nelle regioni posteriori e nella banda theta, associata ai processi di attenzione e controllo cognitivo.
«L’aspetto che ci ha maggiormente sorpreso è stato osservare che i cambiamenti più evidenti emergevano a livello cerebrale piuttosto che nei parametri fisiologici», spiega Sabrina Pitzalis, professoressa associata dell’Università di Roma Foro Italico e responsabile scientifica dello studio. «Nonostante il compito cognitivo-motorio richiedesse di svolgere contemporaneamente attività fisica e attività mentale, l’organismo non mostrava un incremento marcato del carico fisiologico rispetto alla sola pedalata. Al contrario, il cervello sembrava modificare significativamente le proprie modalità di coordinazione».
Un risultato che suggerisce come l’esecuzione simultanea di compiti cognitivi e motori possa attivare specifici meccanismi di integrazione cerebrale, non semplicemente riconducibili alla somma delle due attività svolte separatamente.
Le evidenze emerse aprono nuove prospettive di ricerca sul rapporto tra funzioni cognitive e movimento. In particolare, resta da comprendere se la maggiore sincronizzazione cerebrale osservata rappresenti una risposta temporanea alle richieste del compito oppure un meccanismo che possa essere rafforzato attraverso l’allenamento.
«I risultati ci spingono a chiederci se questa maggiore sincronizzazione tra i due emisferi rappresenti un adattamento temporaneo al compito oppure un meccanismo che possa essere potenziato attraverso l’allenamento», sottolinea Pitzalis. «Vorremmo capire se la pratica ripetuta di attività cognitivo-motorie sia in grado di rafforzare nel tempo questa integrazione cerebrale e di produrre benefici misurabili sulla prestazione e sul benessere».
Si tratta di interrogativi che assumono particolare rilevanza sia nell’ambito sportivo, dove la capacità di elaborare informazioni e prendere decisioni rapide è strettamente legata all’esecuzione del movimento, sia nella vita quotidiana, che richiede continuamente di coordinare più attività.
La ricerca contribuisce così ad approfondire le basi scientifiche dell’allenamento cognitivo-motorio, un approccio che integra esercizio fisico e stimolazione cognitiva e le cui potenziali applicazioni richiedono ulteriori verifiche sperimentali.
«Non ci aspettavamo di osservare indicazioni di un effetto potenzialmente superiore alla semplice somma dei contributi cognitivi e motori considerati separatamente», aggiunge Pitzalis. «Questo suggerisce che quando pensiero e movimento vengono richiesti simultaneamente possano entrare in gioco meccanismi di integrazione specifici. Sarà proprio questa ipotesi a guidare i prossimi studi, con l’obiettivo di comprendere meglio come il cervello coordina attività complesse che caratterizzano la vita quotidiana e la pratica sportiva».
Lo studio rappresenta una delle prime attività scientifiche realizzate presso il Centro di Ricerca Sport e Benessere dell’Università di Roma Foro Italico, situato in via dei Robilant 1, nella Sala SNA3.
Dotato di strumentazioni avanzate per il monitoraggio dell’attività cerebrale e delle risposte fisiologiche dell’organismo, il Centro costituisce uno spazio di ricerca interdisciplinare dedicato allo studio delle relazioni tra funzioni cognitive, movimento, salute, benessere e prestazione.
La ricerca è stata condotta da un gruppo di studiosi dell’Ateneo coordinato dalla professoressa Sabrina Pitzalis, responsabile scientifica, con la supervisione scientifica del professor Francesco Di Russo, professore ordinario. Hanno partecipato i ricercatori Andrea Casella, Luca Boccacci e Paolo Presti, insieme alla dottoressa Martina Moscogiuri e al preparatore atletico Lorenzo Pambianco.
Un lavoro che mette in relazione competenze scientifiche e tecnologie di monitoraggio avanzate per approfondire la conoscenza dei meccanismi attraverso i quali il cervello coordina il movimento e le attività cognitive.
I risultati, pur richiedendo ulteriori studi di conferma, rappresentano un primo contributo alla comprensione di questi processi e pongono le basi per nuove indagini sulle possibilità di allenare l’integrazione tra mente e corpo, con potenziali ricadute sulla prestazione sportiva e sul benessere delle persone.
articolo di Paola Claudia Scioli
immagini a cura del Centro di Ricerca Sport e Benessere
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