Oltre 22.000 partecipanti coinvolti in Europa, 349 allenatori raggiunti dallo studio internazionale e un programma educativo in sviluppo per la comunità del judo. A due anni dall’avvio, il progetto Erasmus+ Sport JOY restituisce i primi risultati di un percorso nel quale l’Università di Roma Foro Italico ha svolto un ruolo scientifico fondamentale.
A due anni dall’avvio, JOY – Judo connecting Older and Younger generations presenta i primi risultati di un progetto europeo che punta a sviluppare un modello di judo intergenerazionale capace di favorire partecipazione, inclusione, apprendimento reciproco e pratica sportiva lungo tutto l’arco della vita.
Il progetto Erasmus+ Sport, avviato nel 2024, coinvolge nove partner di otto Paesi europei e ha già raggiunto oltre 22.000 partecipanti di diverse età e 349 allenatori di judo in Europa. Nel solo 2025 sono stati realizzati 19 eventi che hanno coinvolto giovani, persone adulte e anziane, allenatori e comunità locali, contribuendo a raccogliere esperienze e dati utili alla costruzione del programma educativo JOY.
In questo percorso, l’Università di Roma Foro Italico ha dato un contributo fondamentale alla costruzione della base scientifica del progetto, accompagnando le attività sul campo con un lavoro di ricerca volto a comprendere caratteristiche, opportunità, criticità e condizioni necessarie per rendere il judo intergenerazionale efficace, sicuro e realmente inclusivo.
Una prima revisione scientifica, pubblicata sulla rivista Sports, ha sistematizzato le conoscenze disponibili sul judo intergenerazionale, individuando gli elementi da considerare nella progettazione delle attività: dalle opportunità educative e sociali alle possibili barriere, fino agli aspetti legati alla sicurezza.
A questa prima fase è seguito uno studio internazionale condotto su 349 allenatori di judo, pubblicato su Frontiers in Psychology e supportato e supervisionato scientificamente dall’Università di Roma Foro Italico. Lo studio, approvato dal Comitato etico dell’Università di Roma Foro Italico, ha consentito di raccogliere il punto di vista degli allenatori sugli elementi che rendono efficace un’attività intergenerazionale.
I risultati mostrano che gli allenatori considerano particolarmente importanti la sicurezza, lo scambio di competenze e le interazioni sociali. Tra le principali difficoltà emergono invece le limitazioni fisiche dei partecipanti e la possibile mancanza di motivazione o interesse.
La ricerca evidenzia inoltre il valore del mentoring tra generazioni, delle sessioni inclusive, del rispetto reciproco e dell’empatia, insieme alla necessità di costruire una comunità sportiva capace di accogliere e valorizzare persone con caratteristiche ed età differenti.
Uno degli aspetti più significativi di JOY è la capacità di tradurre i risultati della ricerca in strumenti concreti per la pratica sportiva. Le evidenze scientifiche prodotte e le esperienze raccolte nei diversi Paesi stanno infatti contribuendo direttamente allo sviluppo del principale prodotto del progetto: un programma educativo online rivolto agli allenatori di judo, progettato per fornire conoscenze e strumenti utili a realizzare attività sicure, inclusive e realmente intergenerazionali.
Il prototipo è attualmente in fase di sviluppo sulla piattaforma della IJF Academy e sarà reso disponibile gratuitamente e in più lingue entro la fine del 2026, mettendo a disposizione della comunità internazionale del judo il patrimonio di conoscenze costruito nel corso del progetto.
I risultati raccolti nei primi due anni confermano che il judo intergenerazionale non consiste semplicemente nel far allenare insieme persone di età diverse. Richiede invece competenze specifiche da parte degli allenatori, capacità di adattare attività e modalità comunicative, attenzione alla sicurezza e strumenti adeguati per favorire un autentico scambio tra generazioni.
È proprio nell’integrazione tra ricerca scientifica, formazione degli allenatori e applicazione sul tatami che si colloca il contributo dell’Università di Roma Foro Italico a JOY: trasformare le evidenze raccolte dalla ricerca in conoscenze e strumenti capaci di sostenere una pratica sportiva più inclusiva e accessibile lungo tutto l’arco della vita.
articolo di Paola Claudia Scioli
immagini di Simone Ciaccioni
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