Inclusione che fa la differenza: la storia di Alessia all’Università di Roma Foro Italico

Inclusione che fa la differenza: la storia di Alessia all’Università di Roma Foro Italico

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Ascolto, tutorato specializzato, strumenti compensativi e collaborazione con il personale docente: l’Università di Roma “Foro Italico” accompagna studentesse e studenti con Disturbi Specifici dell’Apprendimento, affinché ciascuno possa esprimere pienamente le proprie capacità.

Ogni percorso universitario è fatto di aspettative, impegno, nuove responsabilità e momenti di crescita. Per alcune studentesse e alcuni studenti, tuttavia, l’ingresso all’università porta con sé anche il timore di ritrovare difficoltà e incomprensioni già sperimentate durante gli anni scolastici.

È quanto accade spesso alle persone con Disturbi Specifici dell’Apprendimento, come dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia. Condizioni che non riguardano l’intelligenza né il valore della persona, ma che possono incidere sulle modalità e sui tempi necessari per leggere, scrivere, organizzare le informazioni, effettuare calcoli o affrontare una prova di valutazione.

In assenza di adeguati strumenti e di un contesto consapevole, la difficoltà legata all’apprendimento può essere accompagnata dalla paura di sbagliare, dal disagio nel chiedere aiuto e dalla sensazione di non riuscire a dimostrare la propria preparazione. Per questo, costruire un’università inclusiva significa non soltanto applicare correttamente le misure previste dalla normativa, ma creare condizioni nelle quali ogni persona possa sentirsi ascoltata, rispettata e messa nelle condizioni di partecipare pienamente alla vita accademica.

Lo dimostra la storia di Alessia Rapanotti, studentessa ventenne dell’Università di Roma “Foro Italico”, che ha scelto di raccontare pubblicamente il proprio percorso con un Disturbo Specifico dell’Apprendimento.

La diagnosi, arrivata durante la scuola secondaria di primo grado, ha permesso ad Alessia di dare un nome alle difficoltà incontrate nello studio. Non è stata, però, una soluzione immediata alle paure maturate nel tempo: il timore delle interrogazioni, delle verifiche e della lettura davanti alla classe, il confronto con le compagne e i compagni e la preoccupazione di essere giudicata.

Grazie all’incontro con insegnanti e professionisti capaci di riconoscere le sue potenzialità, Alessia ha progressivamente imparato a utilizzare strategie più adatte alle proprie caratteristiche, a valorizzare i punti di forza e a non considerare il DSA come un limite in grado di determinare il proprio futuro.

Il suo percorso l’ha condotta fino all’Università di Roma “Foro Italico”, dove si prepara a iniziare il terzo anno di studi del corso di laurea in Scienze Motorie e Sportive. L’esperienza universitaria le ha offerto non solo l’opportunità di proseguire la propria formazione nel campo delle scienze motorie e sportive, ma anche di incontrare un ambiente attento alle necessità individuali e disponibile ad accompagnarla nella preparazione degli esami.

L’Università di Roma “Foro Italico” considera infatti l’inclusione una componente essenziale della qualità della didattica e della vita universitaria. L’obiettivo è favorire l’accesso alle opportunità formative e garantire che le modalità di apprendimento o la presenza di una disabilità non impediscano a studentesse e studenti di esprimere le conoscenze e le competenze acquisite.

Un ruolo centrale è svolto dall’Ufficio Tutorato Specializzato, punto di riferimento per le persone con disabilità e con Disturbi Specifici dell’Apprendimento. Il servizio accoglie e analizza le esigenze di ciascuna studentessa e di ciascuno studente, individuando forme di supporto personalizzate e accompagnando il percorso universitario in collaborazione con il personale docente e con le altre strutture dell’Ateneo.

Le attività possono riguardare l’orientamento nell’organizzazione dello studio, il tutorato specializzato e alla pari, la mediazione con docenti e strutture didattiche, l’individuazione degli strumenti compensativi e delle misure dispensative previste, nonché l’utilizzo di tecnologie, ausili e software specifici.

Questi interventi non modificano gli obiettivi formativi dei corsi di studio e non rappresentano facilitazioni rispetto alle conoscenze richieste. Consentono, invece, di ridurre gli ostacoli che potrebbero interferire con lo svolgimento delle prove, permettendo di valutare in modo più equo la preparazione effettivamente raggiunta.

L’inclusione, tuttavia, non si realizza esclusivamente attraverso procedure, strumenti o servizi. Si costruisce anche nella qualità delle relazioni, nella capacità di ascoltare senza pregiudizi e nella disponibilità a considerare la persona nella sua interezza.

Nel racconto di Alessia emerge con forza proprio questo aspetto: l’importanza di avere incontrato docenti, tutor e personale capaci di comprendere le difficoltà legate al DSA e di instaurare un dialogo basato sulla fiducia. Sentirsi accolti permette di chiedere supporto senza imbarazzo, di affrontare gli esami con maggiore serenità e di acquisire progressivamente autonomia e consapevolezza.

Favorire l’inclusione significa riconoscere che non esiste un unico modo di apprendere e che tempi, strategie e strumenti possono essere differenti. Significa evitare che una studentessa o uno studente venga identificato esclusivamente attraverso una diagnosi o una difficoltà, lasciando in secondo piano capacità, interessi, determinazione e competenze.

La testimonianza di Alessia offre quindi un messaggio importante anche a chi si sta preparando a iniziare l’università: chiedere aiuto non è un segno di debolezza, utilizzare strumenti adeguati non riduce il valore dei risultati raggiunti e apprendere in modo diverso non significa avere minori possibilità di successo.

La sua esperienza dimostra quanto possano incidere positivamente un ambiente accogliente, servizi accessibili e persone preparate. Ma ricorda anche che ogni percorso è unico e che l’inclusione richiede un impegno costante da parte dell’intera comunità universitaria.

Attraverso le proprie politiche, i servizi dedicati e la collaborazione tra docenti, personale tecnico-amministrativo, tutor, studentesse e studenti, l’Università di Roma “Foro Italico” intende continuare a promuovere una cultura delle pari opportunità e della piena partecipazione.

Un’università realmente inclusiva non elimina la complessità dello studio e non riduce l’impegno necessario per raggiungere i propri obiettivi. Offre però a ciascuna persona gli strumenti più adeguati per affrontare il proprio percorso, riconoscere le proprie capacità e costruire il futuro con maggiore fiducia.

Leggi la storia completa di Alessia e la sua testimonianza sul percorso scolastico e universitario.

articolo di Paola Claudia Scioli

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