Gennaro Terracciano alla guida della SNA: «Formare la PA significa costruire il futuro del Paese»
Gennaro Terracciano

Gennaro Terracciano alla guida della SNA: «Formare la PA significa costruire il futuro del Paese»

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Il professore ordinario di Diritto amministrativo e pubblico dell’Università di Roma “Foro Italico” ha assunto la Presidenza della Scuola Nazionale dell’Amministrazione. Formazione continua, innovazione, intelligenza artificiale, collaborazione con le università e valorizzazione del lavoro pubblico sono alcune delle sfide che indica per accompagnare la trasformazione della PA.

  

Una nuova responsabilità istituzionale, ma anche la naturale prosecuzione di un percorso professionale nel quale diritto, pubblica amministrazione, università e formazione si sono costantemente intrecciati. Gennaro Terracciano, professore ordinario di Diritto amministrativo e pubblico presso l’Università di Roma “Foro Italico”, ha assunto la Presidenza della Scuola Nazionale dell’Amministrazione (SNA), l’istituzione chiamata a selezionare e formare la classe dirigente dello Stato e ad accompagnare attraverso la formazione continua dirigenti e funzionari delle amministrazioni pubbliche.

La nomina, formalizzata con Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 4 agosto e registrata dalla Corte dei conti il 12 agosto, ha già portato Terracciano nel pieno delle attività della Scuola. I primi atti sono stati firmati subito dopo Ferragosto, mentre con l’inizio di settembre sono cominciati gli incontri con la struttura amministrativa, i coordinatori della didattica e il corpo docente.

«Sono onorato e mi fa molto piacere poter vivere questa nuova esperienza, che mi consente di mettere a frutto il patrimonio di conoscenze costruito nel tempo», racconta Terracciano. Un patrimonio che comprende l’esperienza nella magistratura, quella accademica – dal 2013 all’Università di Roma Foro Italico – e la precedente direzione della Scuola superiore dell’economia e delle finanze. Esperienze diverse, unite da un filo comune: la formazione come passione professionale e civile, rivolta prima agli studenti universitari e ora anche a chi ha la responsabilità di far funzionare le istituzioni pubbliche.

Alla SNA Terracciano ha trovato, sottolinea, professionalità amministrative e un corpo docente di «elevatissimo livello». Il primo obiettivo è perciò assicurare continuità al lavoro già avviato, confermando gli obiettivi della Scuola e sviluppando progressivamente nuovi progetti. Una scelta che assume particolare importanza in una struttura impegnata ogni anno in centinaia di attività formative, dal corso-concorso per i futuri dirigenti ai percorsi destinati a dirigenti e funzionari già in servizio, fino alle iniziative realizzate attraverso gli otto poli territoriali e ai programmi di dimensione internazionale.

È proprio la formazione della futura classe dirigente pubblica una delle responsabilità che Terracciano considera più delicate. In una pubblica amministrazione caratterizzata da un’età media ancora elevata e da un necessario ricambio generazionale, la formazione iniziale non può più essere sufficiente. «Dobbiamo parlare di formazione continua», sottolinea. L’evoluzione normativa, le trasformazioni dell’economia e soprattutto la velocità dell’innovazione tecnologica richiedono competenze che devono essere costantemente aggiornate.

Accanto alle conoscenze specialistiche, diventa centrale la capacità manageriale: saper affrontare la complessità, sviluppare elasticità nell’analisi dei problemi, trovare soluzioni e semplificare concretamente il rapporto tra amministrazione, cittadini e imprese. Non una competenza esclusivamente tecnica, dunque, ma una vera forma mentis per chi è chiamato ad assumere responsabilità nella PA.

In questo scenario, intelligenza artificiale e trasformazione digitale rappresentano una delle sfide più urgenti. L’Italia dispone di un quadro normativo coerente con quello europeo, osserva Terracciano, ma la rapidità con cui evolvono i sistemi di IA impone alle amministrazioni una capacità altrettanto rapida di comprenderli e governarli. L’obiettivo deve essere utilizzarli per offrire servizi migliori a cittadini e imprese, senza rinunciare alla capacità critica, alla sicurezza e alla consapevolezza delle responsabilità connesse al loro impiego. E la formazione, in questo processo, riguarda tutti i livelli dell’amministrazione, non soltanto la dirigenza.

La collaborazione tra SNA e università sarà un altro terreno importante di sviluppo. La stessa normativa attribuisce oggi alla Scuola una funzione che comprende ricerca scientifica e cooperazione con il sistema universitario, fino alla possibilità di attivare dottorati di ricerca orientati alla pubblica amministrazione. Per Terracciano si tratta di una scelta essenziale: la domanda di formazione proveniente dalle amministrazioni è talmente ampia che nessuna istituzione può rispondervi da sola. Università e SNA possono integrare le proprie competenze, coniugando ricerca, formazione di lungo periodo e capacità di rispondere rapidamente ai nuovi fabbisogni professionali.

C’è poi una questione che va oltre le competenze e investe il valore stesso del lavoro pubblico. Per molti giovani la pubblica amministrazione non esercita più l’attrazione che aveva in passato e il divario retributivo rispetto ad alcune professioni del settore privato è solo una parte del problema. Secondo Terracciano occorre recuperare anche il riconoscimento sociale di chi lavora per le istituzioni e per l’interesse generale.

«Dobbiamo restituire maggiore dignità al lavoro nelle pubbliche amministrazioni, far comprendere l’importanza sociale di lavorare per l’interesse pubblico e garantire condizioni di lavoro capaci di accompagnare le persone nella loro crescita professionale». Un cambiamento culturale che riguarda anche la capacità delle amministrazioni di valorizzare le persone, offrire prospettive di crescita e costruire ambienti di lavoro nei quali le nuove generazioni possano riconoscersi.

Il nuovo incarico comporta per Terracciano l’aspettativa obbligatoria dai ruoli universitari per tutta la durata della Presidenza. Ed è proprio il rapporto con l’Università di Roma Foro Italico a far emergere, accanto alla soddisfazione per la nomina, una nota più personale. Il legame con l’Ateneo, dove insegna dal 2013 e dove ha ricoperto anche l’incarico di Prorettore con delega agli Affari giuridici, resta forte. Terracciano parla con orgoglio del percorso di crescita, quantitativa e qualitativa, costruito negli anni dalla comunità universitaria e non nasconde che sarà soprattutto il rapporto diretto con le studentesse e gli studenti a mancargli.

La Presidenza della SNA è un incarico a tempo pieno e i primi mesi saranno inevitabilmente assorbenti. Ma l’università rimane nel suo orizzonte: se le condizioni lo consentiranno, Terracciano non esclude di riuscire, in futuro, a ritagliarsi nuovamente uno spazio per la didattica.

Un legame che, del resto, non riguarda soltanto la sua storia personale. Università e pubblica amministrazione condividono una responsabilità fondamentale: formare persone capaci non semplicemente di adattarsi al cambiamento, ma di comprenderlo, governarlo e trasformarlo in valore per la società. Ed è anche da questa convinzione che prende avvio il nuovo percorso di Gennaro Terracciano alla guida della Scuola Nazionale dell’Amministrazione.

articolo di Paola Claudia Scioli

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Pubblicato il:

3 Settembre 2026

Aggiornato il:

3 Settembre 2026